Rebreather UBS


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Prima uscita con SCR

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Dal Circuito aperto al semichiuso
Prima immersione con il rebreather - impressioni di un neofita

Testo di Umberto Vegna
Foto di Gabriele Paparo

Mi trovo al Lago di Garda, con i miei soliti compagni di vita e di immersioni.
Il mio istruttore appronta il suo rebreather, un ECCR Inspiration, mentre mi illustra le procedure da attuare per il controllo ed il montaggio dell'UBS40: un circuito semichiuso a massa costante.
Carico del mio bagaglio teorico, metto in atto tutte le indicazioni di Gabry riguardo l'assemblaggio. Controllo delle valvole di non ritorno del boccaglio, check del corrugato, montaggio del sensore della pressione parziale dell'ossigeno (opzionale in questo tipo di rebreather) installato tramite una P-Port, controllo dei sacchi contro polmoni e naturalmente caricamento e montaggio del filtro in calce sodata. Infine facciamo i controlli positivi e negativi della tenuta del circuito respiratorio, un analisi di verifica della percentuale del nitrox e la necessaria taratura del flusso. Tutto ok, siamo pronti per immergerci.

Non nascondo che, essendo la mia prima immersione con un rebreather, il carico emozionale si fa sentire. Una volta vestiti ed entrati in acqua ci portiamo in un punto poco profondo ed eseguiamo i test pre-immersione, apertura bombola (EAN 45 - con una MOD di 25 mt considerando una PpO2 massima di 1.6), apertura bombolino aggiuntivo per la stagna, controllo manometro e display per la pressione parziale dell'O2 . E' tutto ok, allora procedo mettendo in bocca il boccaglio, lo svuoto e lo apro. Sono molto emozionato, iniziamo la discesa.
Noto subito la componente positiva conferita dai sacchi contro polmoni che sono totalmente carichi e la difficoltà che questo provoca anche nell'espirare proprio perchè è necessario applicare una forza maggiore per azionare la valvola di sovrappressione.
Il primo impatto è abbastanza forte, ma una volta abituato e superati i primi metri scopro un altro mondo sotto la superficie del lago, silenzio e quasi assenza di bolle. E' impressionante ma l'uso di questo rebreather mi fa pentire di non averci provato prima. Ci portiamo ad una profondità di circa 6 mt ed iniziamo i primi esercizi per la gestione delle emergenze, chiusura del boccaglio e passaggio al bail-out.

Per quanto possa sembrare banale questa procedura è molto importante in quanto, il non effettuarla correttamente causerebbe un allagamento del reb. Proprio per questo motivo è indispensabile effettuare ripetutamente gli esercizi, acquisire la memoria muscolare che in caso di emergenza riesca a far completare manovre apparentemente semplici ma che in caso di eccessivo stress o di emergenza salva la vita.

Continuiamo a pinneggiare portandoci ad una profondità di 23 metri, qui controllo nuovamente i valori di pressione dal manometro e la pressione parziale della miscela che ho nel sacco di inspirazione, circa 1,4, tutto normale. Il fatto di poter leggere il valore della pressione parziale della miscela che effettivamente respiro dal sacco mi tranquillizza molto, un sensore che a mio avviso è indispensabile nel reb, ancora una volta la scelta di Gabry è stata azzeccata. Infatti ha aggiunto l'analizzatore clippandolo tramite una P-port nel sacco di inspirazione.
Il silenzio mi aiuta a riflettere, mi accorgo che la regolazione del flusso è stata corretta, infatti 8,5 litri al minuto si è rivelata ottimale. Questo reb ha la possibilità di regolare il flusso in base alla miscela adoperata e in base all'utilizzatore (quindi al presunto consumo metabolico ed al tipo di sforzo che si prevede di sostenere).
Il tempo vola, ma non è un problema, di "aria" ne abbiamo in abbondanza. Gabry si gira e mi fa cenno di iniziare la risalita, annuisco e lo seguo. Arrivati ad una profondità di circa 11 metri gabry mi comunica di lanciare il pallone.

Naturalmente obbedisco, continuiamo la risalita sino a raggiungere la superficie vicino alla costa. Una volta riemersi, Gabry mi guarda, non ho bisogno di parlare, dalla mia espressione ha capito tutto. Era certo che una volta provato il reb non sarei più tornato indietro, e lo ero anche io.

Ciò che ritenevo essere il futuro, per me è divenuto il presente. Grazie Gabry!


Umberto Vegna



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